INDEX dei contenuti
e
programmi futuri (altre pagine nella
colonna di destra ):
- Miti Sicilia (prestissimo)
- The Beatles
Quando? Come? Perché?
- Camerata Polifonica
Siciliana
- Festival Internazionae
del Val di Noto
Magie Barocche
- Video: Extraurban
per primo, ma seguirà
una intera sezione
- Jazz e Amministrazioni
pubbliche
- Un Museo di Fotografia
a Caltagirone
StudioShow:
- Classica e Dintorni
- Catania Jazz
- SICILIA ANTICA,
Termini Imerese: Incontro con
il Teatro
Classico
- BelliniNews notizie
melodiose
NEWS NEWS
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L'essenza della Bellezza esiste? Ava Gardner
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Novità!
NOTE DI POLITICA QUOTIDIANA
Governo di larghe intese
Casini sì, Casini no. Il gioco di
parole nasce spontaneo.
Il governo è alla frutta: falchi,
colombe, tu dici sì, io dico no. Mio caro Silvio, ma chi te l'ha fatto fare?
Eri là, con i tuoi miliardini (fatti con la mafia, come vogliono convincerci un
giorno sì e l'altro pure), le tue belle case, gli aerei personali, ecc... E che
ti vai ad inventare? Adesso mi butto in politica, mi faccio un paio di leggi ad
personam, ripiano tutti i miei conti con la giustizia il tutto facendo finta
di pensare alla tanto amata Italia e agli Italiani.
Da grande cuoco, quindi, entri in cucina, ed insieme al tuo fedele aiutante
Dell'Utri prepari un bel partito, Forza Italia (beneaugurante): un po' di
Buttiglione & company (ribolliti), un po' di radicali (sempre molto liberi)
e il Movimento Sociale, che nel frattempo era stato a Fiuggi per rinascere, fra
pianti e commozione, diventando Alleanza Nazionale, e per Lega-re il tutto un
po' di Bossi...
La gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria, che avrebbe dovuto
contrastare questo arrogante imprenditore con il suo partito di plastica, finì
in mille pezzi... Correva l'anno 1994.
Poi la legge elettorale che spazza via i partitini, i soliti giudici che sognano
insieme a D'Alema di vedere il bauscja sui gradini di una chiesa... il
vuoto della sinistra...
E oggi? Governo di larghe intese quando? Con chi? La Lega dice no, Casini dice
forse nì, e il Popolo della Libertà? Forse è tempo di cantare... Senza
Fini...
P.S.: Consiglio per il presidente
della camera... alle prossime primarie del PD si candidi: vincerà sicuramente!
È l'unico a dire qualcosa di sinistra.
La solita casalinga di Voghera
Il Sud piagnone e sciupone
Per anni l'industria di Stato (leggi
I.R.I.) e non (leggi Fiat) hanno avuto un forte sostegno dalle sempre povere
casse statali. Tanto c'era sempre la possibilità di inventare nuove tasse, che
i soliti fessi mugugnando avrebbero pagato in ogni caso godendo comunque di
servizi sempre qualche passo indietro rispetto agli altri paesi europei. Ma
l'italiano è bravo, ha inventiva, gusto, fantasia. Così ci siamo inventati
(per fortuna) il Made in Italy, che molte volte pareggiava la bilancia
dei pagamenti.
In questo barcamenarci alla meno peggio si inseriva anche la secolare questione
meridionale: un Sud Italia povero, arretrato, piagnone, sempre pronto a
chiedere, piuttosto che a proporsi. La Cassa del Mezzogiorno avrebbe risolto
tutti o quasi i problemi con finanziamenti a pioggia, buona parte dei quali a
fondo perduto. Ancora i giudici non avevano scoperto la corruzione e sopratutto
non avevano ancora capito che con le indagini sulla corruzione di stato si
poteva fare carriera.
La corsa a li meglio posti in questo banchetto da parte di politici,
imprenditori e grandi burocrati corrotti, a spese di tutti noi non è mai
finita. No, caro ministro Tremonti, lei non ha ragione... ha ragionissima! Da
siciliana mi vergogno della nostra classe politica che non sa, non conosce la
storia del Parlamento Siciliano, il più antico d'Europa. Moderno e modello nel
Medioevo, arretrato e sciupone ai nostri giorni.
La Sicilia regione autonoma a statuto speciale, solo sulla carta. I nostri
rappresentanti, sudditi di Roma solo per interessi di bottega, non hanno mai
posto in essere programmi né usufruito delle funzioni che il nostro statuto
consente loro.
Tenerci sotto scacco, con il bisogno perenne di lavoro è l'arma migliore per
accaparrarsi e mantenere un vasto bacino di voti. Le promesse fanno bene alla
povera gente.
Certo dopo 60 anni e passa qualcuno doveva accorgersi che in Sicilia esisteva già
uno statuto autonomista... e per i 60 anni precedenti? Dormivano tutti? Forse i
soldi che arrivano dalla Comunità Europea non si spendono perché non c'è
promozione, perché il bene di tutti è di nessuno, mentre il beneficio del
singolo è importante.
Scusate la demagogia, sono solo una
povera casalinga (di Voghera) e di economia me ne intendo poco, anzi
niente, ma se parliamo di economia domestica, mi pare di aver fatto un Master
alla Bocconi: far quadrare i conti di casa è un'impresa... nel senso
dell'impresa.
La solita casalinga di Voghera
Privacy si,
privacy no...
C'era una volta Maigret, Poirot,
il tenente Sheridan, l'ispettore Rock (quello della brillantina Linetti) che con
le loro indagini fatte di pedinamenti, intelligenza, fiuto, esperienza, ci
tenevano incollati davanti al televisore...
Era solo finzione! Ma noi poveri italiani, per buona parte analfabeti, ci
accontentavamo e nel nostro piccolo riuscivamo a distinguere la realtà dal
"reality" (ma ancora non lo conoscevamo con questo nome).
Adesso... siamo sempre... poveri italiani, un po' meno analfabeti (forse)
ma probabilmente più confusi e meno felici.
Attorno a noi un carosello di parole, immagini, indiscrezioni, malefatte. La
verità è che viviamo in un mondo di spiati e di spioni: telecamere in banca,
al supermercato, nelle piazze, nelle stazioni, negli aeroporti, agli angoli
delle strade... E ne vorremmo sempre più. Un grande fratello senza fine e,
badate bene, tutto per il nostrobene,
per la nostra sicurezza, per essere difesi ( ma da chi?).
E dove non arrivano le telecamere, siamo protetti ugualmente, perchè c'è anche
un g.f. che ascolta al telefono. Parli con tua sorella? con tua madre? con
l'amante? con i figli? pensi di stare quasi in un confessionale, a tu per tu con il tuo
interlocutore? in un caldo angolo privato? Non è così, qualcuno ti sta ascoltando! E tutto questo sempre
per la nostra protezione. Anche se non tutto rischia di finire sui
giornali chi ci assicura che chi opera a livello di manovalanza (e c'è ne
saranno tanti che si danno il cambio per un ascolto 24 ore su 24) non parli con la
moglie, l'amica, l'amico, la sorella, la madre e che queste a loro volta non lo facciano
con le loro amiche, madri, sorelle, mariti, figli e figlie ecc. ecc. in
una sorta di girotondo infinito.
Un sottobosco intricato e variopinto. Potrà capitare, prima o poi, che magari qualcuno
ti guardi storto
o con un bel sorriso beffardo stampato in faccia e tu non saprai mai perchè e non ne capirai mai
la ragione.
Quando arriveremo al punto di saturazione? Quando tutto questo ci apparirà per
quello che è veramente: un grande abisso invisibile, ma senza fine e
senza controllo.
Il concetto di privacy non esiste più, è soltanto una parola astratta che ha perso
valore e significato, perchè in nome della sicurezza si può fare di tutto.
Ma come si scoprivano una volta i reati? E adesso dove sta il limite?
Non voglio pensare a giudici e poliziotti come a dei cacciatori che aspettano
la preda, tanto prima o poi qualcosa la beccano... ma cambia molto, credetemi, se a finire
sulla graticola non è una quaglia, ma una persona.
Tanta gente negli ultimi anni ci ha rimesso dignità, serenità e qualcuno la
vita.
Il detto «male non fare, paura non avere» non è sempre valido, almeno
in Italia, visto che ci sono voluti 17 anni a Rino Formica per essere assolto da
tutte le accuse. Ma per 17 anni è stato lui uno dei "nani"...
Di esempi come questo, purtroppo, c'è ne sono tanti.
Proprio adesso, mentre sto scrivendo e ascolto il TG: ... procura di Bari, giudici intercettano
altri giudici che parlano con giornalisti...
No, questo non è per
niente un paese NORMALE!
La solita casalinga di Voghera
Donne
Se permettete parliamo di donne, film di
Ettore Scola del 1964: erano i favolosi anni sessanta, gli anni del boom (che in
Sicilia non abbiamo sentito), della canzone italiana, dei primi cantautori e di
una televisione realizzata da menti pensanti, grandi professionalità e grandi
talenti, criticata anche allora.
Mi direte, che c'entra tutto questo con le donne. C'entra, c' entra. Le donne,
allora, erano ancora le regine del focolare: madri, sorelle, suocere, ma sempre
regine del focolare. Morigerate, decorosamente vestite, possibilmente
silenziose, praticamente inesistenti (ecco, direte, la solita menata femminista... non lo
sono mai stata!).
Arrivò il '68. "La fantasia al potere" e altre stupidaggini. Le prime
manifestazioni femministe "Il corpo è mio e lo gestisco io". Ecco tutto il gran parlare che si fa adesso su l'uso del corpo delle donne (Gad
Lerner docet) sta proprio in questo semplice slogan "il corpo è mio e lo
gestisco io".
Il potere usa le donne! O le donne usano il potere? Diciamo che si usano
vicendevolmente, per i rispettivi tornaconti.
Non c'è nessuno che le obbliga a fare le prostitute (50 €) o la escort (1000
€). Forse le prostitute non hanno alternative, le escort... per qualche lusso
in più. Ma allora queste donne, sante o puttane?
In mezzo, ci stanno: mamme, casalinghe, maestre, operaie, avvocate, dottoresse
etc... etc... (non in ordine di importanza) che lottano ogni giorno tra mille
problemi e non hanno bisogno della difesa d'ufficio, sulla dignità della
donna, da parte del tuttologo di turno.
Ogni essere è libero di scegliere da che parte andare.
La vera trasgressione?.......LA NORMALITA!
Il vero modello?........NON AVERE MODELLI!
Essere sé stessi, sempre, ovunque,
comunque, nel rispetto assoluto, dell'altro, e forse, chissà, rischiare di
essere un modello per gli altri.
Mi firmo "Casalinga di
Voghera"
Tutti a casa (soprattutto Berlusconi...)
Riporto:
«Come Adolfo dal suo bunker - si
sfoga il leader dell’Idv Di Pietro - così il dittatore Berlusconi cercava
di condizionare l’informazione. Abbiamo presentato un’interrogazione urgente
rivolta al premier per chiedergli con quale diritto si è arrogato il potere di
condizionare un organi di controllo come l’Agcom chiedendo la chiusura di “Annozero”».
«Meno male - prosegue Di Pietro - che ancora esiste un organo di
garanzia che può bloccare Berlusconi: è il popolo italiano, che può
mandarlo a casa».
Commento:
Ma il signor Di Pietro non ha ancora
capito che Berlusconi sta proprio già a casa sua... esattamente dove lo vuole
il Popolo Italiano!
Il Casalingo di Voghera
(sono il marito... - ndr)
Frane italiane
Frane
italiane, fango reale e metaforico. Il fare, da sempre, in questo paese non è
visto di buon occhio. Distruggere quel poco di buono che si è fatto è
certamente lo sport più praticato in Italia.
Si
indaga in una sola direzione?Chi
passa ai giornalisti intercettazioni che, usate in questo modo, non servono a
niente se non a screditare la gente. E soprattutto la parte politica avversa.
Che
dire di D’Alema, sputtanato da “Striscia” perché abitava in un
appartamento in affitto irrisorio? Che dire di Fassino e l’affaire
Unipol? Che dire di Bassolino e della “monnezza”?
Povero
Falcone, grandissimo Giudice e ancor più grande Uomo, infangato a suo tempo da
Leoluca Orlando perché a suo dire era scappato a Roma per fare carriera. Povero
Paolo Borsellino, abbandonato solo al suo destino... Questi giudici li hanno
ammazzati! Sapevano fare il loro lavoro con coscienza e soprattutto con
discrezione.
Mani
Pulite? Che bella passerella!
Non
ci sto! Non mi indigno per le donne che scelgono di fare le Puttane diventando
esse stesse tangenti. Non le obbliga nessuno e mi indigna tutto lo squallore che
c’è intorno. Chiudiamoli tutti in convento questi grandi Burocrati così
saremo tutti “liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento”.
Siano
onesti nel proprio lavoro, e se non lo sono, se commettono reati, gravi e reali,
mettiamoli in carcere e buttiamo via la chiave.
Guardare
dal buco della serratura è solo squallido. E non interessa a nessuno.
E
ipocritamente canto: “... Si fa, ma non si dice... Si fa, ma non si dice...”
Mi firmo "Casalinga di
Voghera"
Che sventola... Vendola!!!
C'è chi l'ha trovata, c'è chi la cerca e chi non ha
nessuna intenzione di cercarla (non è conveniente...), LA SINTESI, che in
politica vuol dire territorio, idee, azione.
Vendola l'ha trovata, ha capito che la politica
"alta" non esiste più e crede, a ragione e populisticamente, che
conti sopratutto la GENTE. E la gente è il territorio.
La paura dei politici di lunghissimo corso è proprio
l'impossibilità di imbrigliare questa sorta di "cani sciolti". Invece
di coltivarli, sostenerli, aiutarli, tarpa loro le ali, perché potrebbero
rappresentare i nemici di domani. La politica politicante, quindi, continua ad
essere solo interessi personali e di bottega.
La "gioiosa macchina da guerra" di "occhettiana"
memoria s'è fermata ancora una volta, e D'Alema avrà bisogno di bravi
meccanici per rimetterla in moto...
P.S.
Casini? È democristiano, non serve altro commento... Consiglio al bel "Perferdi"
un franchising di "Forni e Panetterie varie", chissà se, almeno
così, non possa risolvere il problema della mancanza di posti di lavoro in
Italia...
Mi firmo "Casalinga di
Voghera"
Nota: chi volesse aggiungere commenti, opinioni, o aprire un
dibattito e scrivere su questa pagina, per adesso, può farlo inviando una e-mail
firmata a: postmaster@oraziorusso.itSarà pubblicata!
Parliamo
di Jazz eallora prima beccatevi questo stupendo
brano
di Charlie Mingus:
Manhattan
Project - Goodbye Pork Pie Hat
Wayne Shorter, Michel Petrucciani, Stanley Clarke,
Lenny White, Gil Goldstein e Pete Levin.
PRIMA PAGINA <<<
l'onore della prima pagina tocca oggi a MUSICA
JAZZ rivista storica (fondata nel 1945 e diretta per tanti anni da Arrigo
Polillo) alla quale non mi sono mai abbonato (rivendico la mia libertà ogni
mese di acquistarla ma non sono mai venuto meno all'impegno mensile da quando
avevo 15 anni) e che oggi fa un grande passo avanti con un rinnovamento quanto
mai puntuale e con una grande scommessa sul futuro. Bisognerebbe farle un
MONUMENTO. Ma leggiamo tutto dalle parole del suo direttore Filippo Bianchi.
Editoriale
Musica Jazz
ottobre 2009.
Se permettete parliamo di noi
di Filippo Bianchi
We cannot direct the wind, but we can adjust the sails.
(Non possiamo dirigere il vento, però possiamo adattare le vele.)
[Dolly Parton]
Verso la fine degli anni Sessanta, in Gran Bretagna, alcune major si misero a
produrre dischi di sperimentatori radicali come Tony Oxley, Derek Bailey e
altri. Non fu un matrimonio felice. Evocando con la consueta ironia abrasiva
quel tempo, Bailey raccontava: «La loro specialità era quella di tenere qui
dischi ben nascosti nei cassetti per un po’, e poi di gettarli nella
spazzatura. Così per trovarne una copia bisognava o conoscere lo spazzino che
li raccattava, oppure, occasionalmente, qualche copia finiva fra le collane
economiche dei grandi magazzini Woolworth (avete Woolworth in Italia?). Il
nostro lavoro era trattato senza il minimo rispetto...».
Il sarcasmo di Bailey era sempre apprezzabile, e tuttavia oso dire che non è
questione di «rispetto», ma di compatibilità: chi ha piccole dimensioni, e si
avvicina ai colossi dell’industria, farà bene a prepararsi a rapporti
problematici. Salvo casi sempre più rari di mecenatismo, la vocazione dei
colossi è infatti quella di assicurare dividendi appetibili agli azionisti,
poco conciliabile con la vocazione di questa musica, che è piuttosto quella di
immaginare il futuro dei suoni, di scandagliare in profondità l’animo umano,
di esplorare i rapporti fra le coscienze... E infatti, perlomeno in Europa, il
jazz per sopravvivere abbisogna del sostegno di denaro pubblico. L’editoria
che se ne occupa, invece, ne è priva.
Come i lettori già sanno, da questo numero Musica Jazz cambia editore
(anzi, lo ha già fatto dallo «speciale» di settembre). Qualcuno magari si
sarà chiesto le ragioni del «trasloco», e perché mai un’azienda dovrebbe
disfarsi di una rivista che comunque (di certo durante la mia gestione, ma credo
anche in precedenza) ha prodotto un costante profitto.
I motivi tutto sommato sono piuttosto semplici: maggiori sono le dimensioni,
più grandi devono essere i profitti, e tutto ciò che non obbedisce a questa
regola finisce per essere considerato un po’ superfluo e marginale. Per dare
un’idea degli ordini di grandezza di cui stiamo parlando, proverò a spiegarmi
con un esempio.
Uno dei settori considerati strategici da Hachette Rusconi è la moda. Bene.
Nel fatidico anno 2000, un unico produttore di lingerie (La Perla)
fatturava da solo quanto l’intera industria musicale italiana. Stante che il
jazz è una porzione decisamente minoritaria di quell’industria, il lettore si
renderà facilmente conto di quale sia la distanza fra i numeri con cui abbiamo
a che fare. E come biasimare un grande editore se predilige la moda rispetto al
jazz?
La lunga durata della transizione ha incoraggiato voci (interessate?) di
crisi della rivista. Che gode invece di ottima salute, misurata con l’unico
metro possibile, che sono appunto gli utili, segnale incontrovertibile della
fiducia che l’ambiente le concede, e anzi mi sento di poter dire che le
pubblicazioni di Musica Jazz, che durano da sessantacinque anni,
proseguiranno ben oltre il tempo di vita di chi scrive (sperabilmente non
breve). Grati a Hachette Rusconi per averci portati fin qui, iniziamo con
22publishing una nuova avventura, trovandoci ora nell’invidiabile posizione di
essere al centro delle attenzioni dell’editore. Il lettore avrà già
notato dal numero speciale di settembre i primi segnali del «nuovo corso»: il
ritorno di grandi firme internazionali, e una rinnovata e ben più lussuosa
veste grafica, adeguata alla qualità culturale dei contenuti che la rivista
esprime.
Dal prossimo numero troverete anche nuove rubriche, in una visione generale
che resta invariata, ma cerca aggiustamenti di tiro per adeguarsi ai tempi. Uno
sguardo altrettanto attento alla storia di questa musica – sempre più bella,
sempre più ingombrante – e un’attenzione ancora maggiore alle metamorfosi
del jazz di oggi, alle tracce che semina in musiche altre e altre forme d’arte.
Prevediamo in tempi brevi – ovviamente, finalmente – la creazione di un
sito internet, che sperabilmente non impiegherà molto a diventare, come la
rivista che lo gestisce, leader nel settore.
Tanti Auguri e in bocca al lupo a Musica Jazz
Se volete accedere al database di tutti i numeri della
rivista
Radio Zammu - Musica scolasticamente
corretta....
l'Università dell'orecchio....
Jazz a Catania
...da sempre un bel progetto...unico!!
Bellini News - Notizie melodiose
Un bel sito di vera informazione, pulito, chiaro, utile!!
Una bella scoperta e naturalmente un bel progetto!!
Polifemo - immagini in continuo movimento...
Parole di Sicilia - Parole in libertà. Quando dire "Sono solo parole" non è un insulto!
Fiumara d'Arte un progetto a parte...ma dalla giusta parte!
Attraverso il racconto del piccolo Emanuele si ripercorre il
lungo cammino dell’ambizioso progetto ideato dal mecenate Antonio Presti. Due
anni di duro lavoro per realizzare un’opera importante per il più grande e
giovane quartiere della periferia a sud di Catania, dove la carenza di spazi di
ritrovo, negozi e strutture ricreative crea difficoltà di relazione anche tra
la gente dello stesso rione. A metà fra il documentario e la fiction “La Porta
della Bellezza” racconta il coinvolgimento di oltre 10 mila bambini delle 9
scuole elementari e medie coinvolte nel progetto che con 10 artisti di fama
internazionale sono riusciti a trasformare un osceno cavalcavia nella più
grande opera di terracotta esistente al mondo. Ma il progetto ha anche
contribuito a promuovere un rinnovato senso di identità e appartenenza tra
abitanti e territorio.
La festa di
Sant'Agata Una festa unica al mondo. La fede religiosa si fonde
con le tradizioni popolari, in
uno scenario barocco e vibrante.
***
Cavalleria
Rusticana
La struggente storia di Turiddu e
Santuzza nella novella di Giovanni Verga, così
come si è svolta nei luoghi verghiani
dell'assolata terra siciliana di Vizzini
Ricca di tradizioni e di fede è uno spettacolo unico per
il suo misticismo esasperato.Da non perdere anche per ammirare i
famosi Carretti Siciliani.
***
per l'Editrice
Dafne
Tauromenium
- Omaggio a
Taormina
***
per
le
edizioni la Cantinella
a
cura di
Sarah Zappulla Muscarà
e Enzo Zappulla
Giovanni
Grasso,
il più grande attore
tragico del
mondo
Le robe di casa Verga
Gabriele
Dannunzio,
La figlia di Iorio,
tra lingua e dialetti
Onore
a Sant'Agata
5 febbraio 2010
Sebastiano del Piombo 1485–1547 martirio di Sant'Agata
Agata,
giovane martire
La vicenda terrena di
Sant’Agata risale al III secolo d.C, quando
la Sicilia
era governata dal proconsole romano Quinziano, fedele esecutore delle
persecuzioni cristiane ordinate dall’Imperatore Decio. Morbosamente innamorato
della giovanissima nobile e bella Agata, cosciente della sua intenzione di
consacrarsi a Dio, cercò in ogni modo di dissuaderla. Prima credette di piegare
la sua resistenza cercando in ogni modo di umiliare il suo spirito, poi la
rinchiuse nella più buia e malsana delle carceri, minacciandola di terribili
torture se non avesse abiurato.
Di queste azioni Agata
non ebbe timore e rispose: «Se mi
condanni alle belve queste in nome di Cristo si faranno mansuete, se mi darai
alle fiamme, gli Angeli del cielo mi procureranno la rugiada, se m’infliggerai
ferite e percosse, lo Spirito Santo mi darà forza per disprezzare ogni tormento».
La rabbia impotente del
governatore, a queste parole, esplose ancora più incontrollata e Agata subì
ogni tormento. Le fu atrocemente strappata una mammella, il suo corpo fu
sospeso, stirato, torturato fino a ridurla in fin di vita. Fu allora che
la Santa
ricevette in carcere la miracolosa apparizione di un giovinetto e di un
anziano, San Pietro apostolo, che per mezzo di sacri unguenti la guarirono.
Agata, rinvigorita nel
corpo e nello spirito, tornava pronta ad affrontare l’ultimo interrogatorio di
Quinziano che, furente per l’ennesimo rifiuto all’abiura, fece preparare
l’estremo atroce martirio del fuoco: un letto di carboni ardenti sul quale
desiderava che la povera giovane spirasse. Ma nel momento del supplizio finale,
un terremoto travolse il luogo di tortura, lasciando sotto le macerie i
criminali giudici di Quinziano.
La povera Agata, infine,
stremata dalle torture spirava in carcere, ma un evento miracoloso a
consolazione dei suoi patimenti, la consacrò al cielo: accadde che, mentre
alcuni fedeli stavano riponendone le giovani spoglie in un sarcofago, comparve
un giovane vestito di bianco che le pose accanto una tavoletta di marmo su cui
erano scolpite le lettere simbolo del suo martirio e della sua santità, M.S.S.H.D.E.P.L.,
ossia Mente santa, spontaneo onore a Dio e
liberazione della Patria.