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INTERVISTA A CLAUDE SAUTET
Abbiamo incontrato il regista francese
Claude Sautet in visita a Roma per la presentazione del suo ultimo film,
"Nelly et Mr. Arnaud". Sautet, dall'alto dei suoi settandue anni e dei
suoi 13 lungometraggi, appare un uomo tranquillo e in pace con se stesso.
Ha vinto pochi giorni fa il "Cesar" (l'oscar francese) per la migliore
regia, ma la cosa non lo emoziona particolarmente: i premi, afferma
Sautet, servono ai giovani registi. Eppure, all'indifferenza per i
riconoscimenti ufficiali si contrappone una sincera emozione per tutto ciò
che lo circonda. Impressionato dall'imponenza di Palazzo Farnese, sede
dell'Ambasciata di Francia nella quale si svolge l'incontro, Sautet non
esita a confessare che per uno come lui, che proviene da una famiglia
semplice della provincia, trovarsi fra le mura di un palazzo romano è
sempre una grande emozione. Un'emozione simile a quella che aveva provato
negli anni sessanta, quando, nelle vesti di riparatore di sceneggiature,
era venuto a Roma per la prima volta per lavorare con Ennio Flaiano.
AUTOBIOGRAFIA
"Non c'è niente di realmente autobiografico in "Nelly e Mr. Arnaud", ma
si finisce sempre per mettere in gioco la propria sensibilità... Per
costruire il personaggio di Arnaud, ho cercato in me delle cose che ho
cercato anche negli altri. Ci sono stati periodi della mia vita in cui
anch'io, come Mr. Arnaud, ero misogino, misantropo. Non mi interessava
niente, non ero curioso. Mi annoiavo. E questo malgrado avessi intorno una
famiglia. Credo che a salvarmi sia stata la mia attività cinematografica.
Perchè nel cinema si è costretti a lavorare con gli altri, a frequentare
gli altri. Ma ci sono stati periodi in cui nulla mi toccava. E ho
incontrato molte persone simili a Mr. Arnaud. Persone che si rinchiudevano
in una fortezza, con l'impressione che nulla nella vita ha importanza, e
quindi che finivano col passare, senza accorgersene, accanto alle grandi
occasioni emotive della loro vita. Per esempio, Mr. Arnaud scopre per la
propria moglie un sentimento che avrebbe dovuto provare trent'anni prima.
Egli stesso afferma di essersi "tardivamente incuriosito degli altri"...
LA MUSICA NEL FILM
"C'è poca musica nel film. Questo non era intenzionale, ma al
montaggio, mi sono accorto che la struttura del film era già di per sè
musicale, che seguiva il ritmo di una composizione. E ogni volta che
cercavo di piazzare la colonna sonora, ciò provocava una specie di
squilibrio nelle scene. Ho preferito dunque adoperarla con discrezione."
GLI ATTORI
"All'origine, abbiamo scritto la sceneggiatura senza pensare agli
attori. A parte Emanuelle Beart, con la quale avevo già lavorato, non
avevo idea dell'attore che avrebbe potuto inerpretare Mr. Arnaud. Alain
Sarde (il produttore) mi ha proposto Michel Serrault. Per me, che non lo
conoscevo personalmente, Serrault era sopratutto un attore surrealista.
Non sapevo chi fosse realmente. Ero perplesso. Poi il produttore mi ha
proposto di incontrare Serrault. Serrault mi ha detto: "la storia è molto
bella, ma lei crede che io sia in grado di interpretarla?". Io ero
stupito, non sapevo se lo dicesse per falsa modestia. Ho tuttavia
percepito che Serrault desiderava fare il film, che voleva mettersi alla
prova. Così ci siamo incontrati molte volte. Incontri nei quali parlavamo
di tutto, non solo del personaggio. Parlavamo della vita, ecc... Mi sono
accorto che Serrault era un uomo timido, ipersensibile, molto concentrato
sul lavoro... Emanuelle Beart e Serrault non si conoscevano prima
delle riprese e abbiamo girato cronologicamente. Il mio sforzo era di
mantenere il presente, l'incertezza del presente. Volevo fare in modo che
ognuno di loro ignorasse quello che l'altro avrebbe detto o fatto
nell'istante successivo... Di solito le attrici vogliono interpretare
ruoli forti, decisi. Durante le riprese di "Un cuore in inverno" avevo
notato che Emanuelle Beart possedeva un lato della propria personalità che
non veniva fuori negli altri film che aveva interpretato: la sua
semplicità, la sua timidezza, la sua fragilità e il suo pudore... Ci sono
delle donne che hanno una morfologia tale che quando cambiano pettinatura,
quando ad esempio si tirano i capelli all'insù, mostrano tutta la loro
vulnerabilità. Il paradosso, è che quando Emanuelle Beart girava il film
di Rivette ("La belle noiseuse") era completamente nuda ma non si sentiva
a disagio. Mentre è bastato pettinarla con i capelli tirati all'insù per
farla sentire nuda..."
LA MESSA IN SCENA
"Mi sono accorto che il tema di questo film era molto semplice, e che
quindi dovevo girarlo con estrema semplicità. Quando si gira con
semplicità, tutto si gioca sul dettaglio. Non ci sono inquadrature totali
della città, né primi piani o dettagli. Volevo rimanere al livello umano,
trovare la proporzione giusta per fare dei ritratti in movimento. Per
questo ho prediletto piani medi dei personaggi..."
I TEMI DEL FILM
"Oggi viviamo in un epoca in cui vengono esaltate le generalità dei
comportamenti umani. Le scienze sociologiche e psicologiche ci offrono dei
clichè di comportamenti validi per intere categorie di persone. Per
reazione a questa generalizzazione, mi sono interessato ai comportamenti
particolari, singolari. Penso che i rapporti intercambiabili siano
superficiali. Più l'universo si standardizza, più mi sento attratto dai
rapporti unici tra uomo e donna. Mi rendo conto che le storie d'amore che
propongo possono frustrare il pubblico. Ma sono cose che succedono... In
"Nelly e Mr. Arnaud", ho voluto un finale aperto. E quando dico "aperto",
lo intendo veramente. Vale a dire che nulla ci impedisce di pensare che
Mr. Arnaud tornerà a Parigi per raggiungere Nelly. Ma quello sarà un altro
tipo di rapporto, che sarebbe la base di un'altra storia , di un altro
film... "
MISOGINIA
"Intendo la misoginia di Arnaud non come odio delle le donne, ma come
paura delle donne. Io fino all'età di ventisette anni, sono stato misogino
in questo senso. Quando mi sono liberato della mia misoginia, ho potuto
notare facilmente la misoginia che c'era negli altri..."
IL CINEMA DI OGGI
"In quest'epoca in cui trionfano nel cinema gli effetti speciali e i
gusti infantili, io continuo a fare quello che faccio, perchè è l'unica
cosa che so fare al cinema: descrivere sentimenti umani particolari,
parlare di ciò che conosco meglio..."
A cura di Gianguido
Spinelli |