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La festa di Sant'Agata

Una festa unica al mondo. La fede religiosa si fonde con le tradizioni popolari, in uno scenario barocco e vibrante.

***


Cavalleria Rusticana

La struggente storia di Turiddu e Santuzza nella novella di Giovanni Verga, così come si è svolta nei luoghi verghiani dell'assolata terra siciliana di Vizzini

 

***



La Festa di Sant'Alfio 
a Trecastagni





Ricca di tradizioni e di fede  è uno spettacolo unico per il suo misticismo esasperato.Da non perdere anche per ammirare i famosi Carretti Siciliani.

 

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per l'
Editrice Dafne

Tauromenium - Omaggio a Taormina 
Taormina, su di un colle dolce e assonnato, aspetta i suoi amanti, come una dea dell'amore. L'abbiamo amata, l'amiamo. Essa ci appare donna, bionda, soavemente fiorita degli ora tenui, ora forti, colori dell'estate.

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per le edizioni  
la Cantinella
a cura di 
Sarah Zappulla Muscarà 
e Enzo Zappulla

Giovanni Grasso, 
il più grande attore 
tragico del mondo




Le robe di casa Verga



Gabriele Dannunzio, 
La figlia di Iorio, 
tra lingua e dialetti

Libri sul teatro siciliano: Giovanni Grasso, il grandissimo attore che nei primi del novecento fece impazzire le platee di tutto il mondo con la potente forza della sua mimica. Le robe di casa Verga, per conoscere nei minimi anfratti gli affetti, gli amici, i documenti di Giovanni Verga, il grande scrittore catanese padre del Verismo. La figlia di Iorio, riccamente illustrato con le foto d'epoca (1904),  riporta integralmente il testo della tragedia dannunziana in lingua italiana e nelle versioni in dialetto siciliano e abruzzese. In più viene fornita la stesura che Scarpetta, parodiando l'opera, volle scrivere per indispettire D'Annunzio



Onore a Sant'Agata
5 febbraio 2010


Sebastiano del Piombo 1485–1547 martirio di Sant'Agata

Agata, giovane martire

La vicenda terrena di Sant’Agata risale al III secolo d.C, quando la Sicilia era governata dal proconsole romano Quinziano, fedele esecutore delle persecuzioni cristiane ordinate dall’Imperatore Decio. Morbosamente innamorato della giovanissima nobile e bella Agata, cosciente della sua intenzione di consacrarsi a Dio, cercò in ogni modo di dissuaderla. Prima credette di piegare la sua resistenza cercando in ogni modo di umiliare il suo spirito, poi la rinchiuse nella più buia e malsana delle carceri, minacciandola di terribili torture se non avesse abiurato.

Di queste azioni Agata non ebbe timore e rispose: «Se mi condanni alle belve queste in nome di Cristo si faranno mansuete, se mi darai alle fiamme, gli Angeli del cielo mi procureranno la rugiada, se m’infliggerai ferite e percosse, lo Spirito Santo mi darà forza per disprezzare ogni tormento».

La rabbia impotente del governatore, a queste parole, esplose ancora più incontrollata e Agata subì ogni tormento. Le fu atrocemente strappata una mammella, il suo corpo fu sospeso, stirato, torturato fino a ridurla in fin di vita. Fu allora che la Santa ricevette in carcere la miracolosa apparizione di un giovinetto e di un anziano, San Pietro apostolo, che per mezzo di sacri unguenti la guarirono.

Agata, rinvigorita nel corpo e nello spirito, tornava pronta ad affrontare l’ultimo interrogatorio di Quinziano che, furente per l’ennesimo rifiuto all’abiura, fece preparare l’estremo atroce martirio del fuoco: un letto di carboni ardenti sul quale desiderava che la povera giovane spirasse. Ma nel momento del supplizio finale, un terremoto travolse il luogo di tortura, lasciando sotto le macerie i criminali giudici di Quinziano.

La povera Agata, infine, stremata dalle torture spirava in carcere, ma un evento miracoloso a consolazione dei suoi patimenti, la consacrò al cielo: accadde che, mentre alcuni fedeli stavano riponendone le giovani spoglie in un sarcofago, comparve un giovane vestito di bianco che le pose accanto una tavoletta di marmo su cui erano scolpite le lettere simbolo del suo martirio e della sua santità, M.S.S.H.D.E.P.L., ossia Mente santa, spontaneo onore a Dio e liberazione della Patria.

 


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